Qualità dell’aria in Veneto in netto miglioramento.

Secondo quanto si legge in una nota Arpav la qualità dell’aria atmosferica in Veneto evidenzia, in un trend di lungo periodo, un miglioramento per PM10, PM2.5 e biossido di azoto, con netto calo delle concentrazioni di questi inquinanti rispetto ai primi anni 2000. In altre sostanze inquinanti, come il monossido di carbonio, il benzene e il biossido di zolfo, le concentrazioni rispettano i limiti ormai da molti anni, non rappresentando una criticità per la qualità dell’aria. Una buona notizia, dunque, in un contesto che per la posizione orografica, con Alpi e Appennini a sbarrare l’ingresso di aria in tutta la pianura padana, richiede ancora molta attenzione.

I trend degli inquinanti su un lungo periodo sono stati illustrati in una conferenza stampa all’Arpav di Mestre dal direttore generale, Luca Marchesi e dallo staff dell’Osservatorio aria. Nel corso del convegno è stato mostrato anche in laboratorio il robot per la pesatura dei filtri dell’aria ingegnerizzato da un’azienda veneta. Per quanto riguarda il 2019 i dati misurati dalle 43 centraline della rete aria di Arpav hanno dimostrato che il valore limite annuale del PM10 è stato rispettato in tutte le postazioni, mentre 29 stazioni su 36 superano ancora il valore limite giornaliero. Per il PM2.5, cioè le polveri più sottili, 19 centraline su 21 rispettano il valore limite annuale. Il biossido di azoto resta sotto il valore limite annuale in 40 centraline su 41, mentre nella metà dei punti di campionamento viene rispettato il valore obiettivo per il Benzo(a)pirene.

L’inizio del 2020 a causa della stabilità atmosferica e delle scarse precipitazioni registra per il PM10 superamenti del limite giornaliero (50 microgrammi/metro cubo) in gran parte della pianura veneta. Alcuni capoluoghi di provincia hanno oltrepassato i 35 giorni di superamento: Treviso (38), Padova e Venezia (37) seguono Rovigo e Vicenza (34), Verona (30), Belluno (2).

Effettivamente le sorgenti emissive più rilevanti per il PM10 sono: il riscaldamento (32%), il traffico (24%), l’agricoltura/allevamento (20%) e l’industria (9%). Il riscaldamento domestico, in particolare l’uso di biomasse, incide significativamente sulla componente primaria del particolato, ossia quella emessa direttamente dalle sorgenti, mentre il traffico e l’agrozootecnia impattano sul particolato secondario, cioè quello che si forma in atmosfera a seguito di reazioni di altre specie chimiche.

L’inquinamento è un problema complesso che va affrontato in ottica interregionale. Per questo nel 2017 la Regione Veneto ha aderito all’Accordo di Bacino Padano che stabilisce misure comuni a tutte le Regioni finalizzate al risanamento della qualità dell’aria, in una zona della penisola dove la situazione orografica e la pressione antropica rendono più complesso raggiungere gli standard di qualità imposti dalla normativa. L’Accordo stabilisce anche che le Agenzie per la Protezione dell’Ambiente realizzino strumenti tecnici per individuare le situazioni di perdurante accumulo di PM10. A tal fine, il lunedì e il giovedì, Arpav invia ai Comuni il Bollettino dei livelli di allerta PM10 (verde, arancione o rossa) in base al numero di superamenti consecutivi raggiunti (fino a 3, almeno 4, almeno 10) in ciascuna zona del Veneto.

L C

Fonti: http://www.veronasera.it/cronaca/arpav-qualita-miglioramento-veneto-15-febbraio-2020.html

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