Verona Sociale

Ricerca e prospettive tecnologiche in agricoltura.

Ieri, 1 aprile 2026 si è svolto presso la sala conferenze del Leon D’Oro a un importante conferenza con tavola rotonda sulle prospettive di innovazione tecnologica in agricoltura ed ostacoli per la per il prossimo futuro.

È risaputo come in campagna le ha visitato atmosferiche e fitopatologiche facciano da padrona alla rendita dell’imprenditore agricolo. 

Federchimica Agrofarma, assieme alle università italiane e L’osservatorio per le fitopatologie della regione Veneto hanno esposto i più recenti esperimenti in campo e le prossime prospettive.

La tutela della produzione agricole deve considerarsi non solo come necessaria al reddito e dei suoi operatori ma anche del consumatore finale, della qualità del prodotto e della tutela dell’ambiente. 

Portare innovazione e sperimentare sono fondamentali per poter rimanere sul mercato internazionale potendo affrontare con competenza alla concorrenza. 

Ora per fitopatologie non si può parlare soltanto di molecole volte a tutelare la salute del producente o a combattere le patologie ma anche ad ottimizzare l’impiego delle risorse. 

Come per l’irrigazione anche per i trattamenti e per l’identificazione degli obiettivi si si deve cercare di perfezionare il target finale con micro interventi mirati. 

Esistono già tecnologie come le macchine a rateo variabile, operatrici agricole di precisione in grado di somministrare trattamenti sementi o acqua irrigua in base alla specifica necessità del micro target. L’intelligenza artificiale si affaccia come un aiuto in agricoltura che sarà sempre più importante soprattutto pensando all’utilizzo di droni per il controllo e la somministrazione di principi attivi. 

Si parla che soltanto il 10% della SAU(superficie agricola utilizzabile) sia oggi influenzata dall’uso di nuove tecnologie. La sperimentazione fatta nel centro nord Italia in campo ha permesso di identificare come indispensabile e positiva la nuova relazione fra produzione agricole e nuove tecnologie intese sia come molecole sia come uso di macchinari intelligenti. Constatato l’utilità della relazione fra nuove tecnologie e ambiente agricolo rimangono ora gli ostacoli da affrontare, ovvero l’assenza di tecnici che siano in grado di usare effettivamente i droni in campagna, purtroppo l’età media dell’imprenditore agricolo costituisce un vero e proprio ostacolo alla diffusione dell’uso dell’IA (intelligenza artificiale) e i relativi supporti tecnologici, non da ultimo vi è il grande problema del voto legislativo. I relatori si sono appellati simpaticamente “santa speranza e santa norma” che in vista del prossimo regolamento Europeo Omnibus dovrebbero vedersi operative per colmare il vuoto normativo che purtroppo in Italia regna da anni che non riconosce il trattamento aereo come fattibile sulla SAU.

I i relatori inoltre hanno sottolineato che con l’uso di IA applicata ai droni passa dal concetto del sotto dosaggio in macrospersione dei fitofarmaci al concetto esattamente opposto della sovraconcentrazione delle molecole in una microirrorazione pirata. Due concetti diametralmente opposti che sono indispensabili anche alla luce dell’inserimento di nuove molecole di sintesi per il controllo delle fitopatologie. 

Il controllo fitopatologico ad oggi è sempre più importante a causa dell’aumento della specie aliene che si inseriscono nel nostro ambiente e crearono non pochi disagi anche da un punto di vista salutare dei cittadini italiani. Vengono monitorati quotidianamente i confini di diffusione di insetti funghi e virosi che sono alieni ai territori europei e italiani. La possibilità di poter controllare tramite le nuove tecnologie i confini di diffusione di questi manifestazioni estranee al nostro ambiente permettono di poterle controllare al meglio, questo non significa debellarle quanto rallentarne la diffusione.

Un ostacolo non indifferente al controllo delle patologie in agricoltura sono i bacini di incubazione che purtroppo e senza colpa non possono essere controllati nelle aree urbane e costituiscono un serbatoio di reinfezione e di diffusione sul territorio incontrollabili. 

Quindi se da una parte la ricerca ha fatto il proprio lavoro con dei buoni risultati dall’altra si trovano difficoltà nell’applicazione operativa nelle realtà agricole minori dall’altro la burocrazia ministeriale e il conseguente vuoto normativo impediscono ulteriormente l’applicazione in tempi brevi dell’uso di queste nuove molecole e delle relative tecnologie. 

L’iter normativo per l’approvazione dell’uso di nuove molecole e o tecnologia e quindi la relativa registrazione all’ufficio brevetti devono passare attraverso tre autorizzazioni indispensabili come il ministero della salute, l’osservatorio delle tecnologie agricole il ministero dell’ambiente e foreste, non esistendo il ministero dell’Agricoltura.

Purtroppo sul mercato si trovano prodotti americani e cinesi che si sono già resi operativi in tal senso, ma con attrezzature non omologate, per il motivo di cui sopra, non utilizzabili sul nostro territorio e soprattutto sovradimensionate, come nel caso dei prodotti statunitensi che parlano di droni in grado di trasportare diversi quintali di liquidi. Non si è parlato dell’impegno economico che dovrebbero affrontare le aziende agricole per potersi innovare in quanto sembra essere un cammino obbligatorio per poter rimanere sul mercato internazionale e non rimanere schiacciati prossimamente anche dai propri cugini intraeuropei.

S. P.

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