2° appuntamento della Stagione Sinfonica al Teatro Filarmonico a Verona.

A Verona, in occasione del secondo appuntamento della Stagione Sinfonica, nella duplice veste di direttore e solista fa il suo esordio in anteprima Giampaolo Pretto, che dal 2016 ricopre il ruolo di Direttore principale dell’Orchestra Filarmonica di Torino, svolgendo in parallelo alla direzione d’orchestra un’intensa attività sia come compositore che come solista. Inoltre Pretto è stato Maestro preparatore dell’Orchestra Giovanile Italiana, dirigendola in numerose produzioni e contribuendo in quasi vent’anni a formare molti giovani professionisti grazie ad una particolare attenzione e propensione verso l’insegnamento.
Come inizio il concerto si apre con l’Andante per flauto e orchestra in do maggiore K 315, che con grande probabilità vede la luce in sostituzione proprio del concerto n.1 (per avere un pezzo più semplice), su incarico di Willem de Jean, ricco signore olandese che commissiona a Mozart numerosi brani per flauto ed alcuni quartetti. La stesura di questo pezzo impegna a lungo il compositore che era poco entusiasta a scrivere ripetutamente per lo stesso strumento. Il brano è caratterizzato dalla semplicità della scrittura solistica, e ciò permette un dialogo equilibrato tra il flauto solista e l’orchestra, senza eccessivi livelli di virtuosismo. Nel brano sono presenti di due temi, il primo con l’andamento di una serenata mentre il secondo che è una barcarola soffusa, conferiscono grande suggestione all’esecuzione solista.
Sempre alla giovinezza del genio di Salisburgo appartiene il Concerto per flauto e orchestra n. 1 in sol maggiore K 313. Il brano, composto a Mannheim tra il gennaio e il febbraio del 1778 sempre su richiesta di Willem de Jean, si rivela fin da subito un capolavoro, sebbene si dica che Mozart non amasse troppo la composizione di brani per flauto. Il concerto unisce una notevole pertinenza di scrittura nella parte dello strumento solista, di cui valorizza appieno le possibilità tecniche ed espressive, ad una solidità formale e ricchezza di idee, forse provenienti dai consigli di un amico flautista nell’orchestra di corte di Mannheim. Nel complesso si esibisce un componimento di grande eleganza, dove lo strumento può esplorare tutte sue le estensioni sostenuto in maniera importante dall’orchestra.
La seconda parte del concerto è una maestosa pagina orchestrale di Franz Schubert, la Sinfonia n. 9 in do maggiore “La Grande” D. 944, che probabilmente è la stessa sinfonia di cui il compositore parla in alcune lettere agli amici nel 1825 durante un viaggio in Siria.
Distinte interpretazioni sulla data riportata nell’autografo fanno sì che il concerto venga datato 1825-1828, a causa di una scrittura alquanto prolungata. Si tratta in ogni caso dell’ultima sinfonia di Schubert e la si sarebbe dovuta eseguire a Vienna subito dopo la morte del compositore, ma l’orchestra rifiutò l’incarico, ritenendola di esecuzione troppo difficile. Schumann ritrova il manoscritto nel gennaio 1839 a casa di Ferdinand Schubert, fratello del compositore, e così ha luogo finalmente la prima esecuzione a Lipsia, il 21 marzo 1839, con la direzione di Mendelssohn. Si tratta di un caposaldo della storia della sinfonia che influenzerà Bruckner e Mahler e la quale costituisce la sintesi del pensiero schubertiano dove la concezione del tempo musicale si allarga ad una infinità di varietà di paesaggi.

L C

Fonti: https://www.mattinodiverona.it/2021/02/02/al-teatro-filarmonico-respiri-e-contrasti-il-secondo-concerto-della-stagione-sinfonica/