Covid-19: come già si prevedeva, la fragilità dell’Inps si è accentuata.

Su un’altra testata di altro giornale, un paio di anni fa, con la pandemia Coronavirus ancora sconosciuta, si scriveva che l’Inps era un Istituto a rischio insolvenza e fragile. La storia, il tempo, la recessione e il Covid purtroppo stanno dando ragione a questa vecchia affermazione. Oggi, anche se molti fanno di tutto per non accentuare la situazione, la crisi economica in corso può portare, al di là delle malattie, a un livello gravissimo di non ritorno. L’Istituto Previdenziale Inps che eroga pensioni e cassa integrazione sta andando irrimediabilmente verso il collasso.
Iniziamo il discorso dalla casse integrazioni. E’ ormai in ritardo di mesi per i lavoratori che hanno perso il loro impiego e per quelli che sono stati parcheggiati in attesa. I soldi ritardano ad arrivare. Guglielmo Loy, il quale presiede l’Istituto di Vigilanza dell’Inps ammette che due o quattro mesi per ricevere la cassa integrazione sono troppi. Il lavoratore non riesce a far quadrare i conti delle proprie spese e rimane in balia della sue difficolta, ovviamente anche insieme alla sua famiglia. Loy ammette anche che l’Inps, con i conti già abbastanza disastrati, tuttora registra un buco di 16 miliardi creato dall’emergenza sanitaria Covid-19. Qui dovrebbe intervenire il legislatore perché il rischio è la sostenibilità delle prestazioni Inps. La stessa struttura non è più all’altezza per lavorare milioni di domande che arrivano. L’azienda deve verificare nelle pratiche più condizioni che rallentano senza dubbio il percorso burocratico già lo stesso assai complicato. Secondo Loy, che certamente stupido non è, sarebbe necessario, come hanno anticipato in Germania, erogare subito il 60/70% degli importi e poi verificare mediante controlli la correttezza di quanto effettuato ed eventualmente compensarli in fase successiva. Certo ci vuole una buona dose di coraggio e rischiare. In diversi paesi dell’Unione Europea lo hanno fatto senza pensarci un secondo. Il Governo ha chiuso il paese e adesso l’Inps sta attingendo ai suoi fondi. In parole povere sta aumentando il suo “buco”, e qui siamo al secondo punto.
Parliamo ora di pensioni. Se questo buco non verrà ripianato al più presto, e stiamo parlando di mesi non di anni, l’ente non ritornerà al regime ordinario e non avrà le risorse per pagare le pensioni, che sono il frutto di contributi di lavoratori e imprese. L’anticipazione dell’Inps sulla Cig Covid è alquanto strutturale: o viene azzerata dai tanto attesi finanziamenti europei o si trasforma nell’ennesimo credito da parte dello Stato, che è già indebitato fino al collo e il quale bilancio è uno dei punti critici di cui ci accusa, più che giustamente, l’Unione europea e perciò non ci saranno soldi per pagare tutte le pensioni. Soldi versati per anni da lavoratori e imprese. Un rischio piuttosto elevato di cui lanciammo l’allarme già anni fa e che oggi ci ritroviamo pesantemente aggravato dalla pandemia Covid.

L C

Fonti: https://www.mattinodiverona.it/2021/01/25/allarme-rosso-inps-pensioni-a-rischio/

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