Covid-19: le scuole dal 7 aprile cambieranno disposizioni mentre negozi, parrucchieri e …

Dopo il Consiglio dei ministri di mercoledì sera 31 marzo è stato emanato un nuovo decreto-legge che dispone regole e misure restrittive ai fini del contenimento dell’emergenza sanitaria Covid-19 in Italia. Sempre mercoledì era sussurrata la bozza del decreto, mentre si attende di poter leggere il testo pubblicato nell2a Gazzetta Ufficiale. Il dato essenziale che si ricava dalla nota di palazzo Chigi espletata è però assai semplice: non ci sarà un nuovo Dpcm, ovvero un nuovo decreto del presidente del Consiglio dei ministri Mario Draghi, in quanto col decreto-legge di mercoledì saranno prorogate le misure del Dpcm 2 marzo 2021 che di suo sarebbe altimenti scaduto il 6 aprile. Proprio tutte le misure? No, solo quelle che non risultino essere in contrasto con quanto fissato nel decreto-legge approvato appunto mercoledì.
Facciamo un esempio per capire meglio: sulla scuola il Dpcm 2 marzo 2021 prevedeva che in zona rossa si adottasse in ogni caso la didattica a distanza, anche all’asilo nido. Invece il decreto-legge approvato mercoledì dispone che sull’«intero territorio nazionale», fino alla classe prima media, le attività scolastiche si svolgano in presenza. Questa disposizione è in contrasto con quella indicata dal Dpcm 2 marzo 2021 per la zona rossa, perciò a prevalere su questo specifico punto sarà il decreto-legge di mercoledì e, quindi, la scuola tornerà in presenza dal 7 aprile, anche in zona rossa, dall’asilo nido alla prima media. In zona arancione, al contrario, nulla cambierà in quanto lo stesso decreto-legge proroga quanto previsto dal Dpcm 2 marzo 2021 con l’attività in presenza per un minimo del 50% ed un massimo del 75% della popolazione studentesca dalla seconda media fino alle scuole superiori.
Altri punti essenziali che con il decreto-legge del 31 marzo vengono prorogati dal 7 fino al 30 aprile 2021, erano poi contenuti nel precedente decreto-legge del 13 marzo 2021, n. 30. Questi in particolare sono «l’applicazione nelle zone gialle delle misure della zona arancione», quindi la possibilità a prescindere dagli altri parametri di far scattare in una Regione la zona rossa qualora soltanto l’incidenza dei contagi superi i 250 casi ogni 100 mila abitanti, infine la possibilità solo nelle Regioni zona arancione di effettuare una volta al giorno la “visita a casa” di amici e parenti restando però all’interno del proprio Comune. In ottemperanza alla “visita a casa”, sia detto per inciso, ricordiamo che solo dal 3 al 5 aprile si potrà effettuare, anche se tutta Italia sarà zona rossa, e sarà ammessa spostandosi addirittura all’interno dell’intera propria Regione. Si tratta però di una concessione occasionale per le festività di Pasqua che, invece, dal 7 aprile in zona rossa non sarà più garantita (essendo che il Dpcm 2 marzo 2021 prorogato fino al 30 aprile non la prevede).
Si è già affermato del fatto che fino al prossimo 30 aprile col nuovo decreto-legge viene prorogata la disposizione che impone l’applicazione delle norme previste per la zona arancione anche in quelle Regioni che all’esito del monitoraggio settimanale dovessero esibire dei dati da zona gialla. Sul punto va precisato che il nuovo decreto-legge esplicita la facoltà per il Consiglio dei ministri di adottare delle «deliberazioni» per modificare le misure adottate. Nel gioco delle parti tra “aperturisti” e “prudenzialisti” al governo, questo passaggio sembrerebbe aver placato in parte il leader della Lega Matteo Salvini, ma si tratterà di vedere se effettivamente poi il Cdm deciderà, cosa che avrebbe peraltro già da sempre potuto fare, di ignorare i consigli del Comitato tecnico scientifico e dell’Iss. Organi dello Stato questi che, va ricordato, non sono esecutivi, ma semplicemente consultivi e, pertanto, il governo avrebbe già da sempre anche potuto ascoltarne i pareri per poi ignorarne i consigli e decidere politicamente di amministrare la pandemia in altro modo. Se a metà aprile il Cts consiglierà di continuare ad applicare le misure “arancioni” alle Regioni nominalmente “gialle”, il premier Mario Draghi ed i suoi ministri decideranno davvero, assumendosi il rischio sanitario connesso, di ignorare questi consigli? Staremo a vedere. Nel frattempo, quel che si può dire è che fino al 30 aprile bar e ristoranti sono destinati al solo servizio d’asporto e al delivery, poiché con la proroga del Dpcm 2 marzo 2021 e l’applicazione in Italia delle sole misure arancioni oppure rosse, ciò è quanto inevitabilmente si ricava.
Discorso pressoché simile per quel che riguarda i negozi e i centri estetici o i parrucchieri. Nel decreto-legge approvato mercoledì non si fa menzione di queste categorie di lavoro, dunque non essendo previste disposizioni che contrastino con quanto previsto su tali punti specifici nel Dcpm del 2 marzo scorso, saranno appunto le già ben note regole ad essere vigenti fino al prossimo 30 aprile. Perciò in area rossa resteranno chiusi i barbieri ed i saloni di parrucchiere, così come centri estetici e tutti quei negozi che non vengano ritenuti vendere beni di prima necessità (sono sempre quelli indicati nell’allegato 23). Invece per quanto riguarda la zona arancione, il principale elemento caratterizzante, oltre ad una maggiore libertà in tema di spostamenti, è proprio la possibilità per tutti gli esercizi commerciali di restare aperti senza distinzioni circa le categorie di beni venduti. Così come sempre in zona arancione possono restare aperti parrucchieri, centri estetici e barbieri.
La domanda delle domande per tutti i cittadini veneti è dunque, quando potremo tornare in fascia arancione? La risposta potrebbe arrivare proprio dal prossimo monitoraggio settimanale che si terrà venerdì 2 aprile. Se i dati lo consentiranno, il Veneto potrebbe ritrovarsi arancione dalla prossima settimana. Quale giorno sarebbe? Tecnicamente un eventuale cambio di colore dal rosso all’arancione dovrebbe produrre effetti dal primo giorno non festivo dopo la pubblicazione dell’ordinanza del ministro della Salute che stabilisca la nuova classificazione. Quindi, essendoci pasquetta di mezzo, dal martedì. Tuttavia, nel caso del Veneto si legge nella precedente ordinanza del ministro Roberto Speranza che le misure della zona rossa «sono rinnovate fino al 6 aprile 2021», dunque la nuova classificazione per il Veneto se dovesse esserci produrrà il passaggio in arancione da mercoledì 7 aprile.
Ci sono speranze concrete che il monitoraggio per il Veneto stabilisca questo agognato cambio di colore? Senza voler illudere nessuno, ma la possibilità c’è e la conferma è giunta in mattinata anche dal presidente Luca Zaia: l’indice Rt del Veneto già la scorsa settimana era inferiore alla soglia 1,25 che determina il passaggio/conferma in area rossa, per l’esattezza era pari a 1,23. La valutazione complessiva era di rischio «moderato», tuttavia con «alta probabilità di progressione», insomma benino ma non benissimo. Altro parametro essenziale è poi quello dell’incidenza settimanale di positività ogni 100 mila abitanti: il Veneto era di poco sopra la soglia che fa scattare/confermare la zona rossa, cioè i 250 casi positivi. La nostra Regione ne aveva 254 ogni 100 mila abitanti.
La speranza è chiaramente che questi dati siano domani migliorati e che quindi l’incidenza sia scesa sotto la soglia dei 250 casi, oltre che l’indice Rt si confermi sotto il valore di 1,25. Ciò è possibile ed anzi lo stesso governatore Luca Zaia ha riferito di un indice Rt che ad oggi per il Veneto sarebbe pari a 1,12 così come l’incidenza di positività settimanale sarebbe pari a 226,8 casi, dunque al di sotto dei 250 casi ogni 100 mila abitanti. Nel caso in cui venissero confermati tali numeri dalla Cabina di regia di venerdì, ci sarebbero i parametri per entrare in zona arancione, poiché esistono infatti due possibilità che, in conclusione, ricordiamo di seguito:
Se Rt è compreso tra 1 e 1,25 la zona arancione è determinata con livello di rischio «almeno moderato» (dunque eventualmente anche progredito verso “alto”) e l’incidenza di positività è sufficiente sia superiore ai 50 casi, ma non può superare i 250 casi altrimenti già di per sé scatta la zona rossa.
Se Rt è inferiore a 1 la zona arancione è determinata, indipendentemente dall’incidenza di positività, se anche solo a tale parametro si accompagni un livello di rischio “alto”, mentre se il rischio fosse “basso” o “moderato” sarebbe zona gialla, ma come visto prima le norme applicate sarebbero ugualmente quelle arancioni.

L C

Fonti: https://www.veronasera.it/cronaca/decreto-legge-parrucchieri-dpcm-veneto-zona-arancione-1-aprile-2021.html

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