Covid-19: l’orizzonte-limite del lockdown si presume sia il mese di febbraio.

Le regioni di Veneto, Emilia-Romagna e Friuli Venezia Giulia dal 12 novembre sono giallo-plus: le nuove ordinanze-fotocopia dei presidenti delle Regioni Luca Zaia, Stefano Bonaccini e Massimiliano Fedriga portano nuove restrizioni nei territori allo scopo di evitare il passaggio diretto alla zona arancione. L’unità di crisi della Campania annuncia l’istituzione di zone rosse “nelle città della Campania dove si registra un livello alto di contagi e dove è indispensabile una drastica riduzione della mobilità”.
Pertanto anche le regioni di Puglia e Liguria sono in bilico e potrebbero diventare arancioni già da venerdì 13 novembre e, sottoscrive l’agenzia di stampa Ansa, altre regioni potrebbero vedersi riclassificate tanto che il Lazio è pronto a varare un’ordinanza che adotta in parte le limitazioni delle zone arancioni e intanto i sindaci annunciano strette territoriali nelle grandi e nelle piccole città. Il tutto in attesa della riunione della Cabina di Regia Benessere Italia che si riunirà venerdì 13; facilmente prenderà altre decisioni. Quali? Il bollettino della Protezione Civile riportava giovedì 12 novembre 37978 nuovi casi di Covid-19 dopo 234672 tamponi effettuati e 636 morti che portano il totale delle vittime a 43.589 da inizio pandemia. Se l’emergenza sta rallentando la sua crescita (il che non vuol dire che non stia crescendo, ma che sta crescendo più lentamente), secondo il report indipendente della Fondazione Gimbe in 11 regioni è stata oltrepassata la soglia di saturazione del 40% dei posti letto nei reparti ordinari e in altre 11 quella del 30% per le rianimazioni. Perciò, come racconta il Corriere della Sera, giovedì 12 novembre i governatori e i sindaci hanno varato alcune restrizioni, ovvero:
In Veneto, Emilia-Romagna e Friuli-Venezia Giulia non è permesso passeggiare nelle strade e nelle piazze dei centri storici; l’attività sportiva si può effettuare solamente nelle aree verdi;
A Roma vengono chiuse nel week end le fermate Spagna e Flaminio e il numero di persone che possono passeggiare nelle vie dello shopping è contingentato;
In Veneto, Emilia-Romagna e Friuli-Venezia Giulia sono chiusi il sabato i centri commerciali e gli outlet; si salvano, alimentari, farmacie, tabaccherie ed edicole; la domenica e nei giorni festivi «è vietato ogni tipo di vendita, anche dei piccoli negozi e dei negozi di vicinato, ad eccezione delle quattro categorie»;
Sempre nelle tre regioni nei negozi può entrare «una persona per nucleo familiare, salvo per accompagnare soggetti con difficoltà o minori di 14 anni»; nei centri commerciali e nei supermercati «va favorito l’accesso degli anziani oltre i 65 anni nelle prime due ore di apertura»;
Ancora nelle tre regioni “i bar e i ristoranti restano aperti fino alle 18, ma dalle 15 si può consumare solo seduti, dentro o fuori dai locali”; in vigore anche le limitazioni all’interno e all’esterno dei locali: massimo quattro a tavola, a meno che non si sia congiunto, e obbligo di mascherina quando ci si alza;
Accanto a queste ci sono le limitazioni alle fiere e ai mercati nelle tre regioni e si valuta una stretta anche in altri territori; in più, spiega sempre il quotidiano, dopo gli assembramenti dello scorso fine settimana per la gita fuori porta, in tutta Italia sono stati predisposti controlli delle forze dell’ordine sui litorali e nelle località di campagna e montagna con l’obiettivo di evitare che le persone stazionino in qualunque luogo, sia al chiuso che all’aperto. In alcune regioni, dove non è in vigore il divieto di uscita dal comune perché si trovano in fascia gialla o arancione, alcuni sindaci stanno valutando la possibilità di limitare la circolazione o comunque di adottare le stesse misure adesso previste già per i centri storici quindi con divieto di accesso.
Inoltre Giuseppe Conte annuncia ai bambini un’autocertificazione speciale per Babbo Natale.
La decisione sul passaggio della Campania e delle altre regioni dal giallo a un grado maggiore di allerta, con maggiori restrizioni, sarà presa venerdì 13 novembre dopo l’analisi settimanale dei dati, conferma Francesco Boccia, ministro degli Affari Regionali, che ha incontrato anche i rappresentanti dei sindaci e delle Province per un punto su sanità e Covid hotel. Comunque, come sempre, alle Regioni verranno date – nel caso – almeno 24 ore di tempo per organizzarsi. Il Fatto Quotidiano spiega che i nuovi dati arriveranno oggi: sul tavolo della cabina di regia che monitora l’andamento dei 21 parametri nelle regioni italiane ci saranno i numeri per decidere – al massimo entro sabato 14 novembre – se cambiare “colore” a qualcuna delle zone d’Italia ancora arancioni o gialle. Per l’osservata speciale, la Campania, ci sarà anche il report dei Nas, che sono andati a ispezionare di persona la situazione negli ospedali. Giovedì 12 novembre l’unità di crisi della Regione ha reso ufficiale l’istituzione di zone rosse nelle province a rischio, forse proprio per scongiurare l’ordinanza del ministero.
Intanto è stato ufficializzato anche l’incarico dato dal ministro Boccia al commissario Domenico Arcuri di “attivarsi, d’accordo con Regioni e Comuni, e rendere a disposizione il più alto numero possibile di Covid Hotel per ridurre la pressione sui reparti ospedalieri e curare i contagiati senza sintomi gravi che hanno difficoltà a restare in isolamento domiciliare”. L’obiettivo è quello di avere un Covid Hotel in ogni provincia del territorio nazionale, pari a 110 strutture dove fare confluire i contagiati positivi con sintomi non gravi. Le linee guida per i medici che seguono i pazienti a domicilio, reclamate da mesi a gran voce dai camici bianchi, e annunciate anche da Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità, sembrano essere ora in prossimità d’arrivo. La bozza del documento, stando a quanto si è appreso, sarebbe già pronta.
Ma fino a quando? L’idea del premier è che sia possibile reggere con il sistema delle zone rosse e arancioni senza arrivare a decretare il lockdown nazionale italiano o generalizzato. Questo però potrà avvenire soltanto se i numeri daranno ragione a Palazzo Chigi nei prossimi giorni, si raggiungerà a breve il picco dell’epidemia Covid e il numero dei contagiati comincerà a scendere. Ma anche se questa ambizione diventasse realtà entro la prossima settimana, le restrizioni continueranno anche a Natale, a Capodanno e oltre. Fino a quando? Secondo Il Fatto Quotidiano l’orizzonte-limite è il mese di febbraio.
“Non faremo come quest ’estate – allertano da palazzo Chigi – se anche i dati dovessero migliorare, a Natale non ci sarà il liberi tutti”. Il ragionamento sui tempi è molto semplice e lega i suoi destini a una sola possibile variabile: il vaccino.
Se fosse possibile somministrarlo a partire da gennaio, un mese dopo il piano della Protezione Civile (con l’esercito) per la vaccinazione di massa si potrebbe arrivare a decretare il termine del lockdown “soft”, “morbido” o come lo si vuole chiamare. Intanto bisogna andare avanti così, tra restrizioni e rallentamenti senza soluzioni di continuità: tutta l’Italia piano piano si colorerà di arancione o probabilmente di rosso.

L C

Fonti: https://www.today.it/attualita/zona-rossa-arancione-regioni.html#_ga=2.45597412.1706927771.1605032617-1269715731.1577432358

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