Zaia invita a una coabitazione intelligente e ragionata col virus.

“Care concittadine, cari concittadini, martedì 27 aprile sarà una giornata importante per il Veneto. Importante perché comincia un percorso – lo speriamo tutti – di progressivo ritorno alla normalità. Importante perché, pur essendo il virus ancora fra noi (lo testimoniano 214 ricoverati in terapia intensiva con 1.345 ricoverati positivi nelle aree non critiche dei nostri ospedali), si da inizio a una fase di convivenza più stretta con il l’epidemia Covid-19, a confronto con le restrizioni più forti che fino ad oggi hanno bersagliato la nostra quotidianità.
Siamo su uno spartiacque: da martedì si passa da un periodo di responsabilità collettiva con regole imposte dall’alto, a una responsabilità soggettiva, dove ognuno di noi è chiamato a fare la propria parte con un forte appello alla propria coscienza.
Esistono studi scientifici che testimoniano con chiarezza che indossare la mascherina, igienizzare le mani, evitare assembramenti, sono misure che valgono molto, quanto un lockdown, come quelli che nei mesi scorsi abbiamo passato.
Perciò siamo chiamati a una coabitazione intelligente e ragionata col virus, finalizzata a uscire definitivamente da questo incubo che ha investito non soltanto la nostra sfera personale.
A essere colpita non è stata solamente la salute, ma hanno sofferto e soffrono molto anche le nostre economie, sconvolte da un ciclone che ha significato e significa decine di migliaia di posti di lavoro annullati, imprese che rischiano di non riaprire i battenti, operatori disperati con fatturati a zero e di fronte un futuro incerto: basti solo pensare agli stranieri che costituiscono il 68 per cento dei 72 milioni di presenze turistiche che ogni anno scelgono il Veneto per le vacanze estive e invernali.
Siamo una comunità psicologicamente colpita nel profondo, nei valori basilari che sono quelli dell’imprenditoria diffusa, delle partite Iva capaci e desiderose di intraprendere, dell’operosità, di creare e offrire lavoro.
A guardare bene, sono soltanto due gli scenari che abbiamo di fronte. Il primo è di accompagnare la società fino alla totale remissione del contagio, grazie al rispetto di poche semplici regole e alle vaccinazioni che porteranno a una graduale immunizzazione di gregge. Il secondo ha i contorni di un ritorno nell’abisso dell’epidemia Coronavirus, nella fase buia della reinfezione.
Nessuno può dirci con esattezza quale sarà il futuro che attende l’Italia, il mondo, nessuno ha in mano la sfera di cristallo, i servizi sanitari anche di altri paesi che sembravano solidissimi e che invece si sono rivelati assai fragili. Neppure gli addetti ai lavori hanno le certezze assolute, o coloro che credono di esserlo, quelli che millantano quotidianamente di sapere tutto della malattia. Non le abbiamo, le verità, perché si tratta di un virus che presenta tanti, troppi aspetti misteriosi che la scienza sta, ancora e affannosamente, studiando. Basti pensare alle varianti, che potrebbero (e sottolineo il condizionale) rappresentare un effettivo nuovo pericolo delle prossime settimane.
La buona stagione, una vita trascorsa per più tempo all’aperto, i locali più arieggiati, il caldo e gli ultravioletti, certamente ci aiuteranno e ci avvantaggeranno. Ma, ripeto, restiamo di fronte a una grande sfida e a una immensa incognita.
Per parte nostra ce la stiamo davvero mettendo tutta: siamo la regione che vaccina di più e sta spingendo a fondo (al netto delle consegne di dosi che si spera rispettino quanto previsto dal piano nazionale) sull’acceleratore delle inoculazioni. Date e cronoprogramma ci dicono che dovremmo arrivare a mettere in sicurezza gli over 60 prima dell’estate, senza dimenticarci mai che le categorie più a rischio restano sempre i maschi sopra i 65 anni e le femmine sopra i 75.
L’attenzione che dobbiamo porre deve perciò continuare a essere sempre massima. Quando ci viene consigliato di “evitare ogni assembramento”, s’intende davvero evitare occasioni che pur avrebbero tutto l’aspetto della banalità ma che per un soggetto fragile potrebbero significare non risollevarsi mai più dalla malattia.
Questo è un appello che rivolgo a tutti i veneti che fino ad oggi hanno dato prova di serietà e senso civico, ma che indirizzo soprattutto a tutti i ragazzi, che sono coinvolti su più fronti, in primis quello scolastico. Così come è innegabile che esistano focolai nelle classi e negli istituti, altrettanto vero è che le scuole, prima o dopo, avrebbero dovuto aprire. Proprio ai ragazzi chiedo la massima attenzione dato che vigilino su tutte le forme di aggregazione all’aperto, chiedo loro di tenere sempre la mascherina indossata correttamente, perché se – a tutt’ora – pare che questo virus non abbia esiti sanitari particolarmente pesanti per la fascia più giovane della popolazione, è anche vero che i ragazzi costituiscono in ogni caso una catena di trasmissione importante nei confronti dei coetanei e conseguentemente degli adulti e dei familiari, con esiti molte volte assai pericolosi.
In conclusione, tutti noi dobbiamo porre scrupolosità e attenzione: non abbassare la guardia, non sottovalutare il rischio, stare attenti ai nostri comportamenti. Lo dobbiamo soprattutto a chi ci sta accanto, a tutti coloro che non possono permettersi il lusso di contagiarsi e ammalarsi, per patologia pregressa, per età, per fragilità, condizione sociale, insomma per qualsiasi motivo. Lo dobbiamo a tutta la comunità. Lo dobbiamo a chi sta in ospedale 24 ore al giorno per prendersi cura di noi e delle nostre famiglie, quelle donne e quegli uomini della nostra sanità che anche in queste ore combattono per salvare la vita a tanti. E non è questione di oggi: per loro la guerra è cominciata il 21 febbraio 2020. È a loro, ai medici, agli infermieri, agli Oss, ai volontari, al personale tutto della sanità che rivolgo un ringraziamento a nome dei veneti. Siete stati e siete eccezionali, generosi, altruisti, fantastici insomma!
Il Covid-19 non può essere soltanto un problema di chi è ricoverato in ospedale. Il Coronavirus è un grosso problema che riguarda chiunque. Le belle giornate, il clima dolce e la primavera non possono farci dimenticare quante migliaia di malati ancora sono nelle stanze degli ospedali. Ripeto un mio tradizionale adagio: dopo la pioggia viene sempre il sereno! Il sacrificio e l’attenzione che vi chiedo lo dobbiamo ai nostri cari, ai veneti e al Veneto. E da questo virus, da questa pandemia, come la nostra storia ci insegna, ne usciremo”.

L C

Fonti: https://www.mattinodiverona.it/2021/04/25/riaperture-la-lettera-di-zaia-ai-veneti/

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