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Consumo di nuovo suolo pubblico: l’ amministrazione dice no.

Consumo di nuovo suolo pubblico:

l’amministrazione dice no.

Si tratta di una riserva di terreno che la Regione, sulla base dei dati urbanistici forniti dal Comune, ha calcolato come area potenzialmente edificabile, una superficie massima oltre la quale non è più consentito costruire.
Tuttavia l’Amministrazione, a differenza di tutte la altre città capoluogo del Veneto, ha deciso di non pianificare tali risorse.
L’obiettivo è quello di ridurre progressivamente il consumo di suolo non ancora urbanizzato, tenendolo comunque disponibile per progetti di grande interesse pubblico.
Con la Variante 29, si punta  al recupero delle aree dismesse presenti in tutti i quartieri cittadini.  Zone maggiormente degradate e per le quali i nuovi processi edificatori rappresentano un’opportunità anche dal punto di vista del tessuto sociale.
Ciò non impedisce ai progetti già approvati di proseguire il proprio iter. Così come  prevedere nuove edificazioni nelle zone del PAT in cui è consentito. O anche in deroga ai piani urbanistici presenti nel caso di interventi che lo consentano.
Nel dettaglio l’assessore alla Pianificazione urbanistica Ilaria Segala:
“Siamo l’unica città capoluogo del Veneto che non ha chiesto alla Regione di aumentare il parametro stabilito per la quantità massima di nuovo consumo del suolo. Teniamo il valore deciso a livello regionale, pari a 94,91 ettari, come un tesoretto da custodire e preservare. Con la possibilità di utilizzarlo laddove si presentasse un’importante opportunità. Verona negli anni passati si è contraddistinta per un consumo esagerato di suolo, trascurando le tante aree già fabbricate ma lasciate in stato di degrado. Per questo abbiamo scelto di non richiedere alla Regione un aumento del consumo di suolo, ma puntare sulla riqualificazione della superfici dismesse. Non ha senso continuare a costruire se c’è tanto di edificato che non viene utilizzato e magari lasciato in stato di degrado. Con la variante 29 e la campagna dei “vuoti a rendere” stiamo invertendo la direzione di marcia. Puntiamo sulla rigenerazione e riconversione di aree dismesse o degradate, coinvolgendo anche i cittadini e i principali stakeolder. La modifica al PAT ci permette di cristallizzare le aree dove è possibile edificare o meno, andiamo avanti in questa direzione”.
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