Rapporto UNICEF 2019: l’infanzia afflitta da una tripla malnutrizione

Il nuovo rapporto UNICEF che monitora 'La condizione dell’infanzia nel mondo'

L’Unicef, registra che in Italia, la percentuale di bambini sovrappeso fra i 5 e i 19 anni è del 36,8%, con un aumento del 39,1% rispetto al 1990, ed è una situazione “preoccupante”.

Il presidente dell’Unicef Italia Francesco Samengo a proposito, spiega che la malnutrizione non è solo da riferirsi alla mancanza di cibo, ma anche al mangiare in modo errato o malsano. Ci si riferisce a diete improprie, all’obesità, e purtroppo anche alla fame che, ahimè, è ancora una piaga che colpisce l’infanzia. L’obesità infantile ha assunto la dimensione di una vera e propria epidemia: in Europa orientale e in Asia centrale, per esempio, 1 bambino su 7, sotto i 5 anni, è in sovrappeso.

Il nuovo rapporto UNICEF che monitora ‘La condizione dell’infanzia nel mondo’, è intitolato quest’anno “Bambini, cibo e nutrizione. Crescere sani in un mondo in trasformazione”, perché è stato riscontrato che almeno un bambino su tre nella fascia di età tra 0 e 5 anni è denutrito o in sovrappeso.

L’osservazione della situazione mondiale, ha riscontrato che a livello globale 149 milioni di bambini soffrono di ritardi nella crescita (stunting), risultando troppo bassi per la loro età, mentre 50 milioni sono deperiti (wasting), ossia troppo magri in proporzione alla propria altezza. Altri 40 milioni di bambini sotto i 5 anni sono invece in sovrappeso o obesi.

La triste realtà è che almeno due terzi dei bambini di età compresa tra i 6 mesi e i 2 anni non ricevono tutti gli alimenti di cui avrebbero bisogno per la corretta crescita dei propri corpi e dei propri cervelli Questo li espone ai rischi di un limitato sviluppo celebrale, di un conseguente scarso apprendimento scolastico, di insufficienti difese immunitarie, di maggiore vulnerabilità alle infezioni. In alcuni casi, sono esposti ad un esito letale.

La sintesi del monitoraggio, mette in evidenza come circa metà della popolazione infantile globale tra 0 e 5 anni soffra di carenza di vitamine e nutrienti essenziali come vitamina A e ferro (“fame nascosta”); solo il 42% dei bambini viene nutrito in modo esclusivo con l’allattamento fino al sesto mese dopo la nascita, come prescritto da UNICEF e OMS; dal 2000 al 2016, la percentuale globale di bambini sovrappeso fra i 5 e i 19 anni è raddoppiata, passando dal 10 al 20%; in Italia la percentuale di bambini sovrappeso fra i 5 e i 19 anni è apponto aumentata moltissimo in pochissimi anni.

Il dato è che circa il 45% dei bambini sotto i 2 anni non mangia regolarmente frutta o verdura, e ben il 60% non ha una dieta che includa uova, latticini, pesce o carne. Il 42% degli adolescenti che vanno a scuola in paesi a basso e medio reddito consumano bibite zuccherate e gassate almeno una volta al giorno, e il 46% mangia cibo da fast food almeno una volta a settimana. Questi tassi salgono al 62% e al 49%, rispettivamente, per gli adolescenti nei paesi ad alto reddito.

Il Direttore esecutivo dell’UNICEF, Henrietta Fore, commenta: «Nonostante tutti i progressi tecnologici, culturali e sociali degli ultimi decenni, abbiamo perso di vista questo fatto fondamentale: se i bambini non mangiano adeguatamente, non vivono in condizioni adeguate» … «Milioni di bambini sopravvivono con una dieta poco salubre perché non hanno una scelta migliore. Il modo che conosciamo e con cui rispondiamo alla malnutrizione deve cambiare: non si tratta più solo di dare abbastanza cibo ai bambini, ma prima di tutto di dare loro quello giusto. Questa è la sfida comune che abbiamo di fronte, oggi.»

Il triplice scenario di malnutrizione, ovvero denutrizione, fame nascosta dovuta alla mancanza di nutrienti di base e sovrappeso, viene descritto come una conseguenza di fasi di passaggio errate, che portano il neonato dal latte in polvere al junk food.

Invece del latte materno, si somministrano prodotti a base di latte in polvere, le cui vendite sono cresciute del 72% tra il 2008 e il 2013 nei paesi a reddito medio-alto, soprattutto a causa di marketing inappropriato, scarse politiche o mancanza di programmi per proteggere, promuovere supportare l’allattamento.

Da lì, avviene poi la transizione dei bambini al cibo soffice o al solido, attorno ai sei mesi, ma viene riscontrato che circa il 45% dei bambini non riceve frutta o verdure e circa il 60% non mangia uova, latticini, pesce o carne.

Quando i bambini crescono, trovano disponibili cibi non salutari, che vengono introdotti nelle case grazie ad azioni di marketing e pubblicità inappropriate e sono facilmente reperibili: si tratta di cibi iper-processati, alimenti da fast food e bevande altamente zuccherate.

Il 42% degli adolescenti che vanno a scuola in paesi a basso e medio reddito, consuma bibite zuccherate gassate almeno una volta al giorno e il 46% mangia cibo da fast food almeno una volta a settimana. Questi tassi aumentano al 62% e al 49%, rispettivamente, per gli adolescenti nei paesi ad alto reddito.

Risultato: i livelli di sovrappeso e obesità nell’infanzia e nell’adolescenza stanno aumentando in tutto il mondo. Dal 2000 al 2016, la percentuale di bambini sovrappeso (fra i 5 e i 19 anni) è raddoppiata, e si riscontra in entrambi i sessi, ma soprattutto nei maschi.

Si vuole trovare un nesso anche coi disastri legati al clima, che causano forti crisi alimentari. La siccità, per esempio, è responsabile dell’80% dei danni e delle perdite in agricoltura, con effetti drammatici che condizionano relativamente a quale tipo di cibo possa essere disponibile ai bambini e alle famiglie, e anche sulla qualità e il prezzo di quel cibo.

E dopo aver letto il rapporto Unicef, si cercano le risposte.

L’appello che viene lanciato si può così riassumere. Per aiutare i bambini a crescere in salute bisogna permettere alle famiglie, ai bambini e ai giovani di chiedere cibo nutriente, anche migliorando l’educazione alimentare e usando leggi collaudate – come le tasse sullo zucchero – per ridurre la domanda di cibo non sano. Si dovrebbero spingere i fornitori di prodotti alimentari a fare la cosa giusta per i bambini, incentivando la fornitura di cibo sano, conveniente e a prezzo accessibile. Si potrebbero aiutare i bambini e gli adolescenti, a comprendere chiaramente le etichette dei cibi, che dovrebbero essere di più facile lettura, e ciò presupporrebbe che vi fossero controlli maggiori sul marketing di cibi non sani.

Infine, il problema potrebbe diminuire se fossero mobilitati i sistemi di supporto – salute, acqua e servizi igienico-sanitari, istruzione e protezione sociale – per aumentare i risultati sulla corretta nutrizione per tutti i bambini.

Sinterizza la direttrice dell’UNICEF, Fore: «Questa non è una battaglia che possiamo vincere da soli. C’è  bisogno che i governi, il settore privato e la società civile rendano la nutrizione dei bambini una priorità e lavorino insieme per affrontare alla radice la nutrizione non sana, in tutte le sue forme.».

Fonte: https://www.unicef.it/doc/9382/rapporto-unicef-2019-malnutrizione.htm ; https://bit.ly/31dbN1r

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