Le piccole realtà comunali sono la linfa produttiva della Regione Veneto

Sono i piccoli comuni il motore pulsante dell’economia produttiva, soprattutto nella Regione Veneto. Infatti nelle amministrazioni comunali con meno di 20mila abitanti è ubicato il 56% delle imprese presenti nella regione veneta e il 57% del totale dei lavoratori dipendenti i quali, in questo caso, non includono gli occupati nel pubblico impiego.
Persino in termini di valore aggiunto, gli enti locali veneti con meno di 20mila abitanti “producono” ben il 58% del Pil regionale. Si segnala quindi che in Veneto sono comunque solo una quarantina le amministrazioni comunali che presentano un numero di residenti superiore alle 20 mila unità.
In ogni caso, siamo la prima regione d’Italia tra le più popolate a registrare una vitalità così importante sui termini economico-occupazionali delle piccole realtà comunali. Anche nel resto della penisola italiana, a meno che in Lazio e in Liguria, la maggior parte del Pil viene “generata” in questa classe di Comuni. Sono questi i numeri più significativi che emergono dall’elaborazione redatta dall’Ufficio studi della CGIA, per conto dell’Associazione per la Sussidiarietà e la Modernizzazione degli Enti Locali ASMEL.
In altre parole, uffici, fabbriche, negozi e botteghe sono concentrate nei comuni con minor dimensione demografica. Insieme alle realtà comunali di media dimensione, sono i principali soggetti economico/ istituzionali cui la politica, anche ai fini della “messa a terra” del PNRR, dovrebbe guardare con più attenzione.
“Invece – sostiene il segretario generale ASMEL Francesco Pinto – il metodo PNRR privilegia i grandi apparati comunali e concede ai piccoli e medi Comuni di sperare nella lotteria per l’accesso ai finanziamenti”.
Infatti a differenza delle grandi città i piccoli e medi comuni continuano ad avere poche risorse e tante difficoltà nell’accesso ai diversi Avvisi pubblici loro destinati e nella gestione dei fondi.
Oltretutto, la forte concentrazione delle attività produttive nelle realtà territoriali minori impone ai loro Sindaci risposte importanti su temi come la tutela dell’ambiente, la sicurezza stradale, la mobilità, l’adeguatezza delle infrastrutture viarie e la necessità di avere un trasporto pubblico locale efficiente. Sono criticità che richiedono un approccio pianificatorio su larga scala che molto spesso non si può attivare a causa delle poche risorse umane e finanziarie a disposizione delle imprese.
Se analizziamo la distribuzione delle unità locali delle imprese di industria e dei servizi a livello regionale, solamente in Emilia Romagna, Liguria e Lazio l’incidenza percentuale sul totale di quelle ubicate nei comuni con più di 100mila abitanti è superiore a quella relativa alle imprese insediate nelle amministrazioni con meno di 20mila abitanti. In particolar modo per Lazio e Liguria questo risultato è ascrivibile al “peso” demografico che rispettivamente i comuni di Genova e Roma hanno nei confronti delle loro regioni di appartenenza.

L C

Fonti: https://www.mattinodiverona.it/