Verona, il sindaco dà voce alle richieste degli artigiani.

Confartigianato Imprese di Verona ha organizzato ieri  in municipio, per avere il supporto dell’Amministrazione comunale, l’iniziativa di protesta, senza alcuna forma di assembramento che si chiama “Ci metto la faccia per lavorare”.

Erano circa 400 i commercianti collegati in video conferenza con la sala Blu, dove c’erano il sindaco Federico Sboarina, il presidente di Confartigianato Imprese Verona, Roberto Iraci Sareri, il vice presidente Giandomenico Franchini e il presidente del Consiglio comunale e parlamentare Ciro Maschio.

Gli associati di Confartigianato Imprese Verona chiedono:

  •  riaprire immediatamente la propria attività, nel rispetto di tutte le misure di sicurezza e dei protocolli sanitari;
  • l’abolizione dei codici Ateco, soprattutto per quelle imprese a gestione familiare che hanno tutte le carte in regola per riavviare l’attività;
  • velocità nell’accesso al credito, per disporre di liquidità per garantire la continuità dell’impresa oltre che per avere le risorse necessarie per consentire la ripartenza;
  • controlli da parte degli enti preposti per contrastare lo svolgimento delle attività in forma abusiva, che non solo penalizza ulteriormente tutta la categoria, ma anche non garantisce il rispetto delle disposizioni per il contenimento del virus.

Tutte le richieste formulate dall’associazione di categoria, sono state raccolte e fatte proprie dal sindaco Federico Sboarina, che le porterà sul tavolo del Governo a nome di tutti i sindaci della provincia e del Veneto.

“Fare massa critica è l’unico strumento che abbiamo a disposizione per raggiungere il nostro obiettivo , ha detto il sindaco . C’è un solo soggetto che può decidere in questo ambito, ed è il Governo. Lì deve arrivare il grido di dolore dei nostri lavoratori, che non chiedono nessuna forma di assistenzialismo ma solo di poter riaprire la propria attività, il proprio negozio. Dobbiamo fare un’azione di convincimento e di pressione nei confronti del Governo per modificare quanto già deciso, è il momento di andare tutti uniti e non in ordine sparso, sindaci e parlamentari insieme, per far capire ciò che in questo momento serve alle nostre imprese e ai nostri lavoratori. E per spiegare che il rischio, se non si cambia subito rotta, è quello di portare al collasso non solo migliaia di imprese e le loro famiglie, ma a catena anche il sistema economico di un’itera comunità e del Paese, che si fonda anche e soprattutto su questo tipo di attività. Nella fase dell’emergenza sanitaria ci è stato chiesto di rimanere a casa, perché questo era l’unico strumento a disposizione per vincere la battaglia contro il virus. I nostri cittadini hanno dimostrato grande senso di responsabilità, rispettando tutte le misure richieste, nonostante ciò comportasse gravi danni economici. Ora che la curva epidemiologica ci dice che possiamo ripartire, purché in sicurezza, non si capisce perchè alcune categorie non possano tornare al lavoro. Oltre ad acuire lo stato di crisi, ciò alimenta anche l’abusivismo di chi, come al solito, cerca di calpestare le regole a scapito delle persone oneste”.

“Con questa iniziativa vi siete distinti per serietà e concretezza , ha detto Maschio . L’appello che fate è chiarissimo e più volte lo abbiamo ribadito a livello territoriale. Non si può discriminare le categorie per codici Ateco in modo assolutamente discrezionale, ma tutti coloro che sono in grado di riaprire in sicurezza, devono poter farlo. Mi farò carico di portare il vostro messaggio in parlamento, contate sul nostro sostegno totale sia come istituzione che come soggetti politici”.

“Siamo stanchi, delusi e arrabbiati , ha detto il presidente di Confartigianato Imprese Verona, Sareri .Siamo qui per dare un messaggio chiaro al Governo, per dire basta, perché siamo davvero esasperati. I nostri associati chiedono solo di lavorare, sono pronti a farlo in sicurezza, i protocolli sono già pronti.
Per dare un dato, nei soli tre mesi di marzo, aprile e maggio 2020, il settore acconciatura ed estetica a livello provinciale ha avuto minor ricavi per 26 milioni di euro, molte di queste attività rischiano di non aprire se non vengono modificati i criteri del Dpcm. All’Amministrazione chiediamo supporto per far sentire la nostra voce e far arrivare le nostre istanze su tavolo del Governo. Oltre alla riapertura immediata servono aiuti concreti e strutturali, un accesso al credito veloce, l’eliminazione dei codici Ateco. Ma anche un’azione contro l’abusivismo, una doppia beffa per i lavoratori onesti che hanno sempre rispettato le regole”.

G R

 

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