Iniziato il percorso di ascolto e partecipazione “Viviamo Verona”

Sabato 18 novembre alla Santa Marta dell’Università di Verona si è svolto il primo incontro pubblico. Illustrato il modello partecipativo e le linee strategiche urbanistiche. Le voci e le richieste dei protagonisti della città e il lancio della call “Fermenti di città” l’ 11 dicembre  per mappare e condividere le pratiche di innovazione urbana attraverso la cura in modo che ciascuno si senta a casa.

Cosa sono le città se non le persone?  I residenti sono i quartieri dove vivono, gli studenti le università e le scuole che frequentano, i giovani i luoghi di aggregazione di cui hanno bisogno per ancorare il virtuale alla concretezza delle relazioni. Tutti devono sentirsi a casa anche fuori dalle abitazioni in senso stretto e tutti possono e devono fare la loro parte per migliorare la qualità della vita della comunità e del contesto urbano della città.

Con questi presupposti sabato 18 novembre è partito ufficialmente Viviamo Verona, il percorso di partecipazione che l’Amministrazione comunale scaligera ha avviato con l’obiettivo di costruire la città che verrà mettendo a sistema contenuti, idee e proposte, non con un approccio manutentivo, ma con un orizzonte interdisciplinare e di lungo periodo.

La prima fase della revisione degli strumenti urbanistici è quindi la partecipazione di tutti gli attori che si occupano di città, per questo nel corso dell’evento è stata annunciata la call “Fermenti di città”, un’iniziativa nata per raccogliere, mappare e condividere le pratiche di innovazione urbana che corrono parallele ai grandi progetti di trasformazione delle città e che intercettano nuovi modi di fare città, legami tra persone, usi, cure e trasformazioni di spazi e luoghi. Lo scopo di questa iniziativa è di imparare da quelle “strategie emergenti” per reincorporarle nelle “strategie disegnate” della città, creando un dialogo proficuo.

Obiettivo della call è di raccogliere le proposte di innovazione urbana e di condividerle sul sito e attraverso gli incontri pubblici del percorso. Alla call, che aprirà l’11 dicembre,  potranno partecipare singoli o reti di enti ed istituzioni pubblici o privati, organizzazioni del profit e nonprofit, associazioni, agenti dell’economia sociale, cittadini che si attivano anche in forma non organizzata, abitanti che agiscono in modo informale che hanno prodotto o stanno producendo un’innovazione urbana.

La mappatura sarà accompagnata dalla raccolta delle istantanee del futuro, ovvero la fotografia di come oggi vede la città chi la vive e la proiezione di come la vorrebbe. Gli studenti universitari chiedono una città in cui si sentano voluti, perché a Verona non vogliono studiare ma anche vivere e abitare; la Scuola chiede di essere percepita come protagonista della città con attenzione concreta ai suoi bisogni; così l’Università, il cui constante aumento di iscritti e di offerta formativa implica scelte urbanistiche di ampio respiro, che vanno dalla mobilità all’edilizia residenziale. Chi vede la città con gli occhi di donna, madre e imprenditrice, ferma l’attenzioni sui bisogni di spazi di condivisione, aggregazione e soprattutto su azioni mirate ad una concreta conciliazione del tempo vita familiare e lavoro.

“Progetti di così ampio respiro hanno bisogno delle persone e non possono prescindere dai cittadini e dalla cittadine che Verona avrà- ha detto il sindaco Damiano Tommasi nel suo intervento alla Santa Marta-. Un ragionamento che secondo la nostra visione passa dal chiederci che città vorremmo e parte dall’analisi della città di oggi, che al di là della denatalità vede l’aumento di persone monoresidenti. Quindi la città avrà sempre più bisogno di luoghi di incontro, di spazi di condivisione e di prossimità, avrà bisogno di cura e di dialogo e di ciò che noi vogliamo mettere alle radici di questo percorso, il bisogno di ascolto. Il nostro focus è partire dalle persone e dalla relazione tra loro, dall’ascolto e dai bisogni, trovando insieme soluzioni e risposte.  La sfida di questo percorso di partecipazione è coinvolgere le nuove generazioni nella città che vorremmo. Ho da subito evidenziato le potenzialità che non sono espresse da questa città, potenzialità che sono poco percepite e anche poco valorizzate e che ci porterebbero alla Champions League, ma dobbiamo prepararci  anche culturalmente ad essere traino e simbolo in Italia di un territorio che amplia il suo orizzonte a livello europeo- ha detto Tommasi-. Mi piacerebbe che all’uscire di casa, intesa come abitazione, corrispondesse un altrettanto entrare in casa, inteso come uno spazio non neutro alle mie azioni ma uno spazio di tutti e che come tale  ha bisogno della cura di ciascuno. Questa è una sfida che non può prescindere dal dialogo, dall’ascolto e dalle persone. Gli studi demografici ci dicono che Verona non cresce per natalità ma per le persone che scelgono di vivere qui, e credo che da parte nostra sia opportuno coinvolgere tutte le persone nei temi che poco o tanto, adesso o in futuro riguarderanno loro, i loro figli, la loro città e la loro casa. E’ una sfida nuova che sposa il sentire della nostra Amministrazione e che per noi è motivante, un metodo di lavoro che vuole dare ambizione a questa città che la merita”.

“Con l’assemblea odierna abbiamo voluto illustrare e condividere con i cittadini e le cittadine quello che sarà il percorso di ascolto, di partecipazione e di attivazione sociale che porterà alla revisione dello strumento urbanistico di Verona – ha detto la vicesindaca e assessora all’Urbanistica Barbara Bissoli-.  Abbiamo invitato una serie di personalità eminenti che diano la loro visione sulla città, perché non esiste una visione, ma molte. Abbiamo illustrato i metodi partecipativi per far sì che il nuovo strumento urbanistico di Verona disegni il futuro della città con la collaborazione di tutti. Il progetto si chiama ‘Viviamo Verona’ proprio perché i saperi tecnici e politici devono essere contaminati e condivisi con i saperi diffusi, quindi con i saperi di tutti i cittadini e tutte le cittadine.  Cinque sono i pilastri che sostengono questo percorso: capitale sociale, prossimità, competenze e sviluppo, sentirsi a “casa” e responsabilità, questi sono i fari della nostra azione e ciascuno può e deve dare il proprio contributo, ciascuno deve sentirsi chiamato in causa. Per un piano, dunque, che si faccia carico delle numerose fragilità urbanistiche e sociali che sono state spesso sottovalutate nella pianificazione e nell’attuazione degli strumenti vigenti, e che lo faccia con il contributo di tutti e tutte che la vivono e la abitano”.

Il percorso di partecipazione non sarà limitato agli aspetti inerenti al Pat ma riguarderà in generale le dimensioni che interessano l’intera città, coinvolgendo tutti gli aspetti che riguardano il vivere a Verona, con un duplice obiettivo: collocare il futuro della città dentro uno scenario territoriale più ampio, in quel nevralgico sistema di regioni metropolitane intermedie, dentro le quali Verona occuperà un ruolo strategico; rigenerare la città a partire dalla cura dei contesti locali e delle loro differenti identità, attribuendo centralità ai diversi quartieri con attrezzature e servizi che implementino relazioni di prossimità e la vita stessa delle comunità, migliorandone le condizioni di vivibilità, di salubrità, di rigenerazione urbana e ambientale, riducendo al contempo i rischi climatici e aumentando qualità e sicurezza dei suoli liberi e costruiti. Un piano che punta a costruire una nuova strategia urbanistica di contrasto al consumo suolo e di rigenerazione urbana sostenibile.

Al convegno sono intervenute alcune figure istituzionali  rappresentative della città e che rivestono ruoli di rilievo, ma anche di quella  parte di cittadinanza che è al centro di questo lavoro,  ovvero i giovani, assegnando loro il ruolo di coprotagonisti.

Il prorettore dell’Università di Verona Diego Begalli, il dirigente scolastico del Liceo Maffei Roberto Fattore, la Presidente e fondatrice di Quid Anna Fiscale e la Presidente Consiglio studentesco Univr Francesca Flori, che hanno restituito in maniera intergenerazionale  una fotografia delle tematiche da tenere al di sotto dei riflettori, con attenzione a mobilità, forme e desiderata dell’abitare, questioni legate alla prossimità nei quartieri, spazi pubblici ed economie urbane di diversa natura, nuovi bisogni sociali e vulnerabilità, tematiche ambientali e la loro ricaduta sulle attività, modi di fare cultura e di gestire il turismo.

Ecco in sintesi i loro interventi:

Diego Begalli, Università: “la diffusione dell’Ateneo negli spazi cittadini apre diversi temi, da quello urbanistico per la connessione logistica dei poli a quello dell’edilizia per gli alloggi. Attenzione poi agli spazi extra universitari, spazi diffusi per studenti e non solo”.

Francesca Flori, Presidente Consiglio studentesco Univr: “Verona non è solo la città in cui vogliamo studiare e vivere ma anche in cui vogliamo abitare. Non vogliamo essere di passaggio ma vogliamo ancorarci ed è giusto che in questo processo che sta partendo l’Università sia motore di innovazione e cambiamento”.

Roberto Fattore, Liceo Maffei: “La sfida, rispetto al mondo dei giovani, è intrecciare il “virtuale” delle nuove generazioni’ alla concretezza del reale, creando spazi in cui velocità e leggerezza si ancorano alle esperienze emozionali ed emotive. I ragazzi vogliono abitare la scuola, serve una riflessione sulla necessità di ripensare tali spazi”.

Anna Fiscale, impresa sociale Quid: “Come donna e mamma fotografo una città in cui manca l’attenzione alla conciliazione tra vita e lavoro, così come mancano luoghi e opportunità di relazione, confronto e connessione reciproca. Da imprenditrice vorrei maggiore rete e contaminazione tra gli  pubblico e privato, tra profit e non profit, e maggiore consapevolezza dei servizi sul territorio”.

Sulla nuova strategia urbanistica per Verona è intervenuto Paolo Galluzzi dell’Università Sapienza di Roma, mentre Nico Cattapan di Socialseed ha illustrato le fasi di ascolto e partecipazione.

In conclusione, sul tema “dagli scenari alle buone pratiche sperimentate sul territorio” hanno portato la loro esperienza come rappresentanti di energie già attive in città Francesco Avesani del progetto La Fabbrica del Quartiere, Federica Collato di Reverse impresa sociale e Mario Spezia del progetto Fondo Alto Borago.

L C